05
mar
09

Three Second Kiss: intervista a cura di vinzbeirut

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Three Second Kiss : intervista a cura di vinzbeirut

I Three Second Kiss si sono affacciati al panorama musicale nel ’93 partendo da Bologna, e sono: Lorenzo Fortini/batteria, Massimo Mosca/basso e voce, Sergio Carlini/chitarra.

L’uscita del primo album “For Pain Relief” avviene nel ’95, la risposta del pubblico è immediata, attratto dall’originalità della loro formula sonora capace di miscelare vari generi musicali, tra questi, rock blues punk noise, il tutto interpretato in modo personalissimo.

Strada che continuano a percorrere senza lasciarsi abbagliare dalle mode da più di 15 anni.

Dal ’93 al 2006 hanno pubblicato quattro album: “For Pain Relief”, “Everyday Everyman”, “Focal Point”, “Music out of Music”, e di diritto sono tra i maggiori protagonisti della scena indipendente.

I loro live sono caratterizzati da potenza, precisione, un magma di suoni che ipnotizza, hanno anche condiviso palchi e esperienze con June of 44, Uzeda, Shellac, Shipping News,(per citarne alcuni), sia in Italia che all’estero.

Nel 2007 Lorenzo Fortini batterista della band lascia il posto a Sacha Tilotta (già attivo con Theramin e Hoovers), e la band dopo un anno pubblica il suo quinto album “Long Distance”, registrato con Steve Albini e prodotto dalla neonata African Tape.

1. Il vostro cavallo è partito nel ’93 in una Bologna grunge galoppando tra i canali fino a morire nuotando, e galleggiare in un mare di suoni. Cosa è finito? Cosa è rinato?

Nulla è finito per quanto ci riguarda, semplicemente tutto si è trasformato con gli anni, com’è inevitabile nella storia di una band longeva come i TSK. Ed è difficile per me – direttamente coinvolto – individuarne i processi di trasformazione che non sempre sono legati ad una volontà ben precisa o ad uno stile musicale, ma ad un naturale desiderio di fare e condividere musica dentro e fuori la band. Sicuramente, quando hai accumulato un po’ di strada alle tue spalle, possiedi la maturità per voltarti e capire cosa non ripetere, cosa hai già fatto e visto. Allo stesso tempo diventa sempre più difficile battere strade sempre nuove e stimolanti.

2. 2007: anno molto importante, ora è Sacha Tilotta che perquote le pelli di una Slingerland anni ’60, ed i vostri strumenti a corde sono passati dal calore del legno alla freddezza tagliente del metallo. Hanno portato una grossa fonte di ispirazione o c’è altro?

Alla fine lo strumento è solo il punto terminale di quello che desideri comunicare. Tutto parte dalla tua testa e dal tuo istinto. Nella voglia di cambiare le coordinate e le consuetudini di una band c’è anche il desiderio di sperimentare. E per noi TSK, sperimentatori in chiave minimale, parte di questa volontà è convogliata nella voglia di schiarire e scarnificare ulteriormente il nostro suono, nel cercare di raggiungere un’essenzialità che ci mancava. Un suono che noi non troviamo affatto freddo, ma più che altro molto cristallino e speculare, in termini di riflessione esatta, senza mediazioni sonore, di quello intendi comunicare. C’è ancora molto lavoro da fare in questo senso da parte nostra.

3. “Long Distance” ultimo vostro lavoro edito nel 2008, è stato promosso in Italia e in Europa, e presto partirete per una tournee americana. Avete notato differenze tra le due realtà? Se si, quali?

Qualche anno fa – diciamo quasi 10 anni fa, ai tempi del nostro primo tour americano – le differenze tra Europa e Stati Uniti erano decisamente più marcate. Una volta sbarcato là e messo piede su un palco americano ti sembrava realmente di star sperimentando in prima persona l’autenticità del linguaggio rock, nella terra dove veniva fruito in modo spontaneo, dove questa attitudine è nata. Poi qualcosa è cambiato, forse è anche cambiato nella mia testa più disincantata, non saprei … Internet, lo scambio culturale più aperto e meno mediato tra la cultura europea e americana hanno veicolato il rock verso un percorso unico. In pratica non ci sono più tante differenze nell’approccio live, nel pubblico, nell’atmosfera di uno show fatto a Parigi o a Detroit. Il rock è un linguaggio oramai universalmente assimilato. Un approdo che probabilmente tutti desideravamo, ma che ha un risvolto negativo: l’omologazione. Tutto tende ad appiattirsi su un unico cliché. Non ti sei stancato di vedere tutte quelle belle ragazze con i capelli lunghi e la frangetta? Poi arriva una completamente diversa e dici …

4. C’è un bel lavoro grafico-promozionale riguardante “Long Distance”, c’è un concetto dietro?

Il cavallo che ansima sulla cover di Long Distance è un disegno, anzi, un graffito, di massimo, il bassista della band. Ci sembrava un’immagine che si accoppiava emotivamente bene con il titolo del disco. Non c’è un solo concetto ma probabilmente una serie di suggestioni, non tutte consapevoli. Sicuramente è una bella metafora della nostra storia, del ritorno discografico dopo molti anni di silenzio, della caparbietà e perseveranza di una band che fa un discorso al di fuori delle mode e dei trend da almeno 13 anni. Quel cavallo deve aver fatto molta strada prima di fermarsi sulla cover del nostro cd, è magro ed emaciato, ha la mandibola contratta da uno spasmo legato alla strada percorsa … deve avere un’utopia in testa che nessuno comprende.

5. Ascoltando il disco mi soffermo su “You Are The Music” e penso, se “io” ascoltatore sono la musica, voi cosa rappresentate?

Di solito un musicista sale su un palco e le luci si accendono su di lui, mentre oscurano chi sta lì ad ascoltarlo. Anche se il primo rock’n roll o il punk hanno negato questa distanza tra chi fa musica e chi l’ascolta, anche se molte band oggi suonano direttamente a terra, in mezzo alla gente, proprio per rimarcare questo concetto, questa canzone – You are the Music – è un po’ la nostra volontà democratica di annullare ancora questa distanza. Noi rappresentiamo esattamente quello che rappresenti tu: Il desiderio di vivere con la musica, di sentirsi reattivi, di essere stimolati a delle reazioni attraverso la musica. La musica appaga sicuramente una sfera individuale ma è anche e soprattutto un’esperienza comunitaria, da condividere, altrimenti risulta un’esperienza vuota e manierista.

6. I Three Second Kiss rappresentano con altri pochi gruppi la scena rock indipendente italiana all’estero, se di scena si può parlare. vi chiedo: avete consigli/suggerimenti per chi tenta di percorrere questa strada?

Non siamo dispensatori di consigli. Di esperienze ne abbiamo fatte, è vero, ed in tempi ancor vergini per l’esportazione delle band italiane, ma abbiamo anche commesso errori come è naturale che sia. Forse l’unico consiglio che darei ad una band i cui componenti ancora si radono una volta ogni due settimane è: guarda meno televisione, stai un po’ meno di fronte al computer, trova il tuo linguaggio.

7. Quest’ultimo disco “Long Distance” è edito in vinile+cd per il mercato americano, anche in Italia però c’è una “rinascita” del disco in vinile e delle registrazioni in analogico. Quattro parole a riguardo.

Alla fine credo che per un certo tipo di sound l’analogico non sia mai morto. Ora se ne parla semmai di più a livello mainstream, perché alcuni grandi nomi stanno tornando a quel formato. Le etichette indipendenti, quelle più consapevoli, hanno sempre stampato le loro esigue copie in vinile, che un tempo vendevano ad un pubblico di carbonari, e che ora stanno ritrovando un’audience E’ un bene, mi fa piacere, perché da sempre sosteniamo che è quello il formato per la migliore resa sonora delle chitarre. Non credo sostituirà mai per numero di vendite il formato digitale, ma sicuramente conquisterà una fetta crescente di mercato. La gente vuole riappropriarsi di una dimensione materica del suono, anche se la maggioranza fa fatica a rinunciare alla comodità di un mp3. Il supporto cd, quello si che tra poco scomparirà del tutto. E non la vedo male questa cosa …

8. Cosa vuol dire suonare oggi rispetto al passato?

Per TSK “suonare oggi” significa rispondere ancora ad un bisogno molto forte. Una necessità naturale nel suo richiamo fisico, e culturale nel nutrimento e nel riempimento che dà alla nostra esistenza. Significa anche portare sul palco il bagaglio di una lunga esperienza musicale. Che in parole povere si traduce in un linguaggio empatico che non cavalca le mode o i cliché e che per questo oggi ha bisogno di una maggiore forza per arrivare all’epidermide. Non sempre è facile trasmettere questo alle nuove generazioni, che hanno delle antenne con una sensibilità diversa. Quando ci riusciamo è una bella sensazione, significa che siamo riusciti ad arrivare all’osso, a far vibrare la pancia solleticando l’intelletto.

9. C’è un tipo di musica o un disco che è stato essenziale per la nascita e crescita dei Three Second Kiss?

Direi di no. Ci sono tanti momenti e tanta musica introiettata. Da sempre i TSK sono tre persone molto, profondamente, diverse tra di loro e piuttosto onnivore in fatto di musica.

La band è l’incontro di queste individualità eterogenee. È la nostra forza averle sapute mettere insieme, ma anche la nostra debolezza (commerciale).

10. Girando e suonando live sicuramente vi è capitato di incontrare e conoscere parecchi gruppi. Consigliateci alcune band che vi hanno colpito maggiormente.

Ci sono alcune band del sud che stanno battendo su un solco interessante. Lo strato di superficie appartiene al punk ma ognuno sta sviluppando un linguaggio autonomo. Su tutti amiamo i Tapso II, poi ci piacciono gli Entrofobesse, i Beirut, con cui abbiamo suonato di recente, a me piacciono molto anche i Suzanne’Silver o i Diane and the Shell dalla Sicilia. In Piemonte poi c’è una band molto interessante che si chiama Io Monade Stanca. Sicuramente me ne sto dimenticando qualcun’altra …

11. Avete altri progetti per il futuro, oltre alla tournee negli States?

Comporre nuova musica per un nuovo disco. Può sembrare banale, ma per la nostra endemica lentezza è un notevole e monumentale progetto futuro.

12. Cosa tirereste fuori da un ipotetico cassetto pieno di sogni?

Un foglio ed una matita. E da lì si ricomincia.

Grazie a Sergio Carlini

26
nov
08

Yugoslav Punk ’77-’82

Considerando gli scarsi ascolti di Balkan Rock (ogni domenica dalle 21 alle 24) su Radio Dissident, e il fatto che i contenuti multimediali su internet vengono fruiti principalmente “on demand”, ho deciso di fare delle playlist tematiche che uno può sentirsi quando vuole al di là dello stream domenicale, per conoscere o approffondire rock ex-jugoslavo…

Essendo particolarmente affezionato al genere, propongo per prima i13 gruppi punk jugoslavi in ordine sparso, alcuni leggendari come Pankrti, Sarlo Akrobata o Zabranjeno Pusenje, altri caduti nell’oblio come Mrtvi Kanal e Gola Jaja; tutti a modo loro pionieri del punk tardo real-socialista.

Ecco la PLAYLIST

25
nov
08

Fronte popolare per la libera musica

Apprendo dalla newsletter di Jamendo la bella notizia di questo progetto attivo dal 2004, che accomuna artisti molto diversi tra loro, ma con la stessa idea di dover emancipare la musica dall’industria discografica e dallo status di merce. Sul piano della scena indipendente italiana spicca come un progetto lucido e serio, di fronte ad innumerevoli “scenette” a volte in competizione tra loro, che finiscono col riprodurre gli stessi meccanismi della merce e dello spettacolo. E’ una dimostrazione che è possibile fare musica di qualità con le licenze Creative Commons, vendere dischi a prezzi umani, comporre senza bisogno di managerini o altri lucratori e soprattutto che fare l’arte non equivale all’aspirazione pornografica di diventare feticci da adorare o scimmie ammaestrate da sguinzagliare. Ma vediamo più nel dettaglio in cosa consiste il progetto Fronte popolare per la libera musica. Se volete ascoltare subito la compilation del progetto, andate qui.

Continua a leggere ‘Fronte popolare per la libera musica’
19
ott
08

Make Music not Money: punk a Pavia 1990-2000

In occasione dell’uscita del libro “Make music not Money-Punk a Pavia 1990/2000 ″ si riformano i D.D.I., qualcosa di più di un gruppo musicale, caduto nell’oblio da almeno 8 anni. Di questi tempi c’è (giustamente) molta ansia di conservare la memoria e riportare alla luce esperienze controculturali e politiche che rischiano di essere dimenticate di fronte al continuo bombardamento delle “armi di distrazione di massa” a cui siamo sottoposti, anche quando si tratta di esperienze “minori”, che in una città come Pavia sono di grande importanza. Farsi  medium di messaggi politici, di concetti dell’autogestione, di antiautoritarismo e antifascismo, presentandosi come un rumorosissimo e sgangherato collettivo musicale, in un momento in cui si faceva sentire ancora il riflusso degli anni ottanta, e Seattle ’99 e Genova 2001 erano ancora lontani da venire, non era cosa da poco. Si portavano avanti piccoli progetti quali fanzine e distribuzioni indipendenti, si organizzavano iniziative tra conviviale e politico, sempre di stampo anarchico, o meglio anarco-punk, sconfinando a volte nell’illegalità. Mai con le istituzioni, partiti e patrocini. Il tutto in una netta contrapposizione con la realtà omologata, provinciale e borghese come quella pavese, che ha ben pochi precedenti di dissidenza sociale negli ultimi decenni. Il bellissimo libro, su carta grezza e in formato A3, con la grafica in classico stile anarco-punk anni ’80, racconta questa realtà attraverso volantini, aneddoti, fotografie, interviste e riflessioni a posteriori. E’ una buona occasione per le generazioni cresciute con “myspace”, ingabbiatie nell’eterno presente, di conoscere fatti, pratiche e modi d’essere diversi dalla crescente omologazione di questo periodo. Il libro autoprodotto presto sarà pubblicato online, ma credo lo si possa anche ordinare facendo una richiesta sul blog segnalato nell’articolo: imperdibile per i cultori del movimento punk, soprattutto di “scene” meno conosciute.

14
set
08

ExKarcere resiste…

SistaHydra

ExKarcere sotto sgombero..
Appello alla mobilitazione

Continua a leggere ‘ExKarcere resiste…’

13
set
08

Balkan Electro 2.0

Balkan Rock prosegue con elettronica, industrial, ebm, dark wave ex/post jugoslava. Questa domenica potrete sentire:

Borghesia – mitica band electro/industrial slovena degli anni ottanta.

Margita je Mrtva - duo dark/elettronico di Nis.

Miladojka Youneed – tra new-wave e jazz-core,  sempre dalla Slovenia.

Oscilator – freelabel di Sarajevo, pubblica con licenze CC roba minimal-tecno, retrò-futurismo, elettronica grezza.

…e altro ancora.

Come ascoltarci?

06
set
08

Bosnian Electro

Balkan RockTorna Balkan Rock, come di consueto ogni domenica sera dalle ore 21 su Radio Dissident. Per il momento si fa da parte rock classico, punk e new wave. Si va alla scoperta della scena elettronica, electro e industrial. La playlist di domani sarà dedicata ai gruppi e dj della free net-label Oscilator.net: sonorità retrò, electro-clash, minimal tecno etc. Un’etichetta nata nel 2003 a Sarajevo. Pubblica esclusivamente con licenze CC. Per ascoltare copiate questo URL nel vostro lettore. Oppure consultate la pagina Come ascoltarci?Buon ascolto.



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